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DA CAPO A LEADER: IL MONDO ORDINARIO

DA CAPO A LEADER: IL MONDO ORDINARIO

La trasformazione da capo a leader è un percorso che ha alla base una storia di cambiamento e di successo e, come ogni storia che si rispetti, anche questa ha un punto d’inizio: il c’era una volta.

Nel tuo caso, probabilmente, una volta c’era la volontà di cambiare e la paura di rischiare.

Quante volte, all’inizio della tua carriera da responsabile di team, ti sei ritrovato a pensare: “Ora basta, il mio team non comprende il valore delle mie proposte, il gruppo non mi dà ascolto, non sono stimato…maglio mollare tutto, questo ruolo non fa per me!”?

Bene, di certo in quei momenti i risultati non sono arrivati.

Eppure, sappi che questo è avvenuto perchè tu ti sei focalizzato solo sulle responsabilità del tuo team di lavoro, senza far luce sulle tue personali e sui margini di miglioramento che ne avresti potuto trarre.

Molti “capi” infatti, prima di diventare leader, tendono a:

  • Non fare differenza tra le singole risorse che compongono il gruppo di lavoro;
  • Credere che sia il team a servizio del capo e non il contrario;
  • Ostacolare la crescita delle diverse professionalità;
  • Non ascoltare le necessità e le proposte del team;
  • Non investire tempo e attenzioni sullo sviluppo di uno spirito di gruppo;
  • Non celebrare i successi e porre l’accento esclusivamente su critiche distruttive delle personalità e corrosive dell’ambiente;
  • Non promuovere il cambiamento;
  • Non ispirare.

Ti faccio una domanda: tu ci vivresti e lavoreresti, in un ambiente simile?

Se la tua risposta è no, allora perché partecipare alla sua costruzione? Perché continuare a creare un mondo ordinario nel quale le risorse non vengono messe nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie potenzialità?

È arrivato il momento di invertire la rotta!

Per superare la soglia del tuo mondo ordinario e provare a mettere in moto un processo di trasformazione da capo a leader, inizia a confrontarti con questi temi:

  1. Un leader deve essere se stesso, quello che non funziona è voler essere ciò che non si è. Ecco, questo non produce risultati perché il gruppo lo avverte immediatamente e la tua leadership cala. Un leader che è solo apparenza, non ottiene risultati.
  2. Un leader deve scegliere il proprio approccio. Non è detto che un leader debba essere un duro, il leader deve essere autorevole. Un buon leader deve conoscere esattamente il campo nel quale si muove, conoscerne ogni angolo, ogni anfratto, ogni dettaglio e soprattutto, conoscerlo dalla sua unica prospettiva: la visione d’insieme. Il leader, infatti, ha questo vantaggio: la prospettiva da cui vede le cose, perché è al contempo dentro e fuori dal gruppo e questa posizione privilegiata gli consente di cogliere le potenzialità di ciascun componente del team e trasformarle in risorse fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo comune. L’errore più ricorrente, infatti, è quello di approcciarsi al team coma ad un essere mitologico, un corpo unico che agisce all’unisono. Invece, il tuo team è composto da persone con skills differenti e un obiettivo comune, che tu, in quanto leader, devi imparare a far emergere e valorizzare. Si tratta della famosa “intelligenza emotiva”.
  3. Un leader deve fare le domande giuste, non credere di avere tutte le risposte. Le domande sono un canale preferenziale per stimolare la motivazione delle singole risorse, orientare all’obiettivo, sviluppare una visione comune e un senso di appartenenza, misurare la temperatura interna del team, trovare soluzioni proattive.

Solo mettendo in atto queste strategie potrai superare la soglia del tuo mondo ordinario e mettere alla prova il tuo stile di leadership.

Sei pronto per iniziare?

 

DAVIDE MALAGUTI

Padre | Imprenditore | Coach | Autore

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